Benedetto XVI, durante la sua visita ad Assisi nel 2007, […] ha definito il Sacro Tugurio come il luogo “dove è evocata la povera dimora di Francesco e dei suoi primi fratelli” e il luogo dove l’Ordine francescano ha mosso “i primi passi”.
Rivotorto, una delle più popolose frazioni dell’odierna Assisi, si estende su un vasto territorio pianeggiante ai piedi della Città, nelle vicinanze del Santuario francescano di San Damiano. Il nome deriva da un piccolo torrente che, scendendo dalle pendici del Monte Subasio, ne percorre in forma tortuosa il territorio. Era una zona assai familiare al giovane Francesco in quanto vi si trovavano i terreni di proprietà della famiglia, ed è qui che sono avvenuti numerosi episodi collegati alla sua conversione e agli inizi dell’Ordine francescano.
Accanto al fiumiciattolo si trova il Santuario francescano del “Sacro Tugurio”, servito da una comunità dei Frati Minori Conventuali. Hic primordia Fratrum Minorum – ovvero: Qui gli inizi dell’Ordine dei Frati Minori – è la grande scritta, in caratteri gotici, che scorre sulla sommità del portale del Santuario, attraverso il quale è transitato il Santo Padre Benedetto XVI nella sua prima tappa del pellegrinaggio assisano, la domenica del 17 giugno 2007.
Al di sopra della scritta, insieme allo Stemma Pontificio, troviamo una lapide che attesta come il Santuario è da sempre dipendente dalla Basilica Papale di San Franceso di Assisi, venendo così a rappresentare un’unità ideale tra il luogo dele origini, la “prima dimora” della Fraternità francescana, e il luogo della celebrazione e della glorificazione, ovvero la tomba del Santo.
Il Santuario di Rivotorto, nella sua configurazione attuale di luogo di pellegrinaggio e di culto, ha avuto il suo sviluppo soprattutto a partire dal 1455, quando un frate del Sacro Convento, fra Francesco Saccardo, ottenne dal Vescovo di assisi l’autorizzazione a trasformare l’antico “tugurio abbandonato” di cui parlano le fonti francescane dei secc. XIII e XIV, in una chiesa, inizialmente delle stesse dimensioni del tugurio. Nel secolo XVI iniziarono i lavori di una chiesa molto più ampia, capace di contenere al suo interno il fabbricato primitivo. Nel prima metà del sec. XVII l’attiguo piccolo convento è stato trasformato in una “Magna Domus” con grande chiostro al suo interno.
Il 12 febbraio 1854 un grave sisma ha raso al suolo la chiesa seicentesca e gran parte del grande convento. La chiesa attuale è stata riedificata, in stile neo gotico, negli anni 1860-1880. Unico ciclo pittorico di pregio, custodito nel Santuario, è la serie di 12 tele con cornici coeve del pittore assisano Cesare Sermei. Realizzate verso il 1650, rappresentano episodi della vita della prima Fraternità francescana avvenuti a Rivotorto.
Nel 1926, in occasione del VII centenario della morte del Santo, il Sacro Tugurio è stato riportato alla semplicità e povertà di una capanna di pietre grezze a vista. In esso ritroviamo la suddivisione in tre vani, come raffigurato nel 1298 da Giotto nella Basilica Superiore di San Francesco; la tradizione presenta questi tre vani come la “cella del riposo”, la “cella del fuoco o cucina” e il vano centrale come luogo dell’incontro e della celebrazione. Sempre nell’anno 1926 il Sacro Tugurio è stato dichiarato dalla Sovrintendenza di Perugia “Monumento Nazionale”, mentre nel 2000 l’intero complesso santuariale è stato inserito dall’UNESCO fra i siti “Patrimonio dell’Umanità”.
Dell’antichità del Santuario e della sua ubicazione abbiamo numerose conferme che ci provengono non solo da numerosi scritti dei secoli passati, ma anche dai recenti studi pubblicati nel volume San Francesco e Rivotorto. I primi passi della fraternità francescana, il santuario, il territorio edito nel 2004 ad Assisi, dalla casa Editrice Francescana.
Tutte le biografie francescane dei secc. XIII e XIV, ad eccezione dell’Anonimo Perugino (o Primordi), parlano del “tugurio abbandonato” di Rivotorto come luogo dove Francesco, agli inizi dell’Ordine, riuniva i suoi primi compagni. Molti sono episodi che ci vengono tramandati dalle suddette antiche biografie in cui viene sottolineata soprattutto la carità che vigeva tra loro e verso tutti. Le più note biografie a noi pervenute sono: le Vite prima e seconda di Tommaso da Celano (1-2Cel), la Leggenda dei tre compagni (3Comp), la Leggenda Maggiore (LM) di San Bonaventura da Bagnoregio, la Compilatio Assisiensis (CAss) e lo Speculum perfectionis (Spec). Tutte concordano nel riferire, anche se con motivazioni diverse, del trasferimento di San Francesco e dei suoi primi compagni dal Tugurio di Rivotorto alla chiesetta di Santa Maria degli Angeli, e la maggior parte di tali testi definiscono chiaramente il povero tugurio come “la prima dimora” dei frati. Il primo biografo a narrare la dura vita che conduceva la prima Fraternità francescana a Rivotorto è Tommaso da Celano che nel 1229 scrive: “Il Beato Francesco era solito raccogliersi con i suoi compagni in un luogo presso Assisi, detto Rivotorto, dove vi era un tugurio abbandonato, in cui quegli arditi dispregiatori delle grandi e belle case vivevano e trovavano riparo nelle bufere… Se ne stavano là con il Beato Padre i figli e i fratelli, ma molti stenti e indigenze, non di rado privi anche del ristoro del pane, contenti di sole rape che andavano a mendicare per la pianura di Assisi. Quel luogo era tanto angusto che a fatica vi potevano stare seduti o stesi a terra…” (1Cel 42). A Rivotorto inoltre il Celano pone altri episodi come quella dei nomi dei frati scritti da Francesco sulle travi del tugurio; il passaggio nei pressi del tugurio dell’Imperatore Ottone IV; l’episodio del contadino infastidito dalla presenza di Francesco e compagni nel tugurio (cf. 1Cel 43-44).
La Leggenda dei tre compagni, una biografia databile intorno agli anni 1246-1247, colloca gli episodi collegati con la nascita dell’Ordine alcuni alla Porziuncola, altri invece nel tugurio di Rivotorto: “Dimorava allora quel felice padre con i suoi figli in un luogo vicino ad Assisi, chiamato Rivotorto, dove sorgeva un tugurio abbandonato da tutti. L’uomo di Dio Francesco aveva scritto i nomi dei fratelli sulle travi del tugurio, così che, chiunque volesse riposare o pregare, poteva riconoscere il proprio posto. In un luogo così piccolo e angusto era opportuno che nessuno turbasse il silenzio interiore degli altri” (3Comp 55).
Circa la vita dei primi compagni a Rivotorto essa riprende quasi letteralmente il testo della Vita Prima di Tommaso da Celano, aggiungendovi di originale una motivazione nuova circa il loro trasferimento definitivo a Santa Maria degli Angeli: “Lasciarono dunque quel tugurio ad uso dei poveri lebbrosi e si trasferirono a Santa Maria della Porziuncola, accanto alla quale sorgeva una casetta, dove avevano abitato qualche volta, ( “aliquando”, dice il testo latino non tradotto nell’edizione delle Fonti Francescane) prima di ottenere la chiesa” (3Comp XIII, 55).
Di “un tugurio abbandonato vicino ad Assisi” riferisce anche San Bonaventura nella Leggenda Maggiore, aggiungendo altri particolari, come quello di una speciale forma di preghiera che si praticava nella prima fraternità francescana: “L’uomo di Dio e gli altri suoi compagni si riunirono in un tugurio abbandonato vicino ad Assisi. [Francesco e i primi compagni] non avevano ancora i libri da Chiesa sui quali recitare le ore canoniche. Ma al posto di quei libri, fissandovi ininterrottamente lo sguardo, sfogliavano e risfogliavano il libro della croce di Cristo, giorno e notte, istruiti dall’esempio e dalla parola del padre che continuamente faceva loro il discorso della croce di Cristo” (LM IV, 3).
L’Agiografo riferisce inoltre come nel “tugurio abbandonato” di Rivotorto, Francesco abbia raccomandato ai suoi di pregare dicendo il Padre nostro, ed abbia insegnato loro una originale preghiera: “Ti adoriamo, o Cristo, in tutte le tue Chiese che sono in tutto il mondo, e ti benediciamo perché, per mezzo della tua santa croce, hai redento il mondo”.
San Bonaventura, come Tommaso da Celano, riporta anche un altro episodio: la visione notturna del carro di fuoco. L’episodio è raffigurato da Giotto nella Basilica superiore di San Francesco.
“Nel periodo in cui i frati dimoravano in questo luogo, verso mezzanotte… un carro di fuoco di meraviglioso splendore entrò dalla porta della casa e per tre volte fece il giro dell’abitazione… Tutti reciprocamente videro nel cuore di ciascuno e tutti compresero che il Signore mostrava loro il Padre Santo… Quando il Santo ritornò dai frati, incominciò a scrutare e a svelare i segreti delle loro coscienze… e fece molte predizioni sul futuro dell’Ordine… E i frati compresero che lo Spirito del Signore si era posato in tutta la sua pienezza sopra il suo servo Francesco: perciò la cosa più sicura per loro era seguire la sua dottrina e la sua vita” (LM 4,4 FF 1070-71).
Il racconto di Bonaventura si conclude con il trasferimento alla Porziuncola: “Dopo questi avvenimenti Francesco, pastore del piccolo gregge, guidato dalla grazia divina, condusse i suoi dodici frati a Santa Maria degli Angeli della Porziuncola, perché voleva che l’Ordine dei minori crescesse e si sviluppasse, con l’aiuto della Madre di Dio, là dove, per i meriti di lei, aveva avuto inizio” (LM IV,5).
La Leggenda Perugina o Compilatio assisiensis (databile intorno al 1310-1312), pur presentando la Porziuncola come luogo amato e prediletto da Francesco per sé e per i suoi frati, colloca a Rivotorto nuovi episodi degli inizi della fraternità francescana: “Un tempo, nei primordi, quando cioè il beato Francesco cominciò ad avere dei fratelli, dimorava con essi presso Rivotorto…” (Cass 50). Numerosi gli episodi ricordati: quello del compagno che, durante una notte, si lamenta per i morsi della fame; l’episodio del compagno che soffriva di mal di stomaco e della carità di Francesco che lo condusse nella vigna vicina per fargli mangiare uva fresca; l’episodio del Vescovo di Assisi in visita al tugurio che, per curiosità, voleva vedere Francesco e venne respinto da una “forza strana”.
La biografia Leggenda Perugina, come l’altra di qualche anno successiva, Lo specchio di perfezione (anno 1318), ci tramanda un racconto dettagliato di come Francesco e i suoi primi compagni lasciarono Rivotorto per trasferirsi alla Porziuncola. Un giorno il Santo fece ai suoi compagni la seguente proposta: “Questo luogo [il tugurio] non è più conveniente: è una casa troppo angusta perché i fratelli vi possano rimanere, dacché il Signore piace di moltiplicarli. Soprattutto poi non abbiamo qui una chiesa, dove i fratelli possano recitare le ore canoniche; di più, se qualcuno venisse a morte, non sarebbe dignitoso seppellirlo qui o in una chiesa del clero secolare. La proposta piacque a tutti i suoi compagni. Allora egli la presentò al Vescovo che rispose: Fratello, non ho nessuna chiesa da potervi dare. Egli andò allora dai canonici di San Rufino e ripropose la sua domanda; ma quelli risposero come il Vescovo. Si diresse infine alla volta del Monastero di San Benedetto del Monte Subasio e rivolse all’Abate la stessa richiesta espressa al Vescovo e ai canonici, aggiungendo la risposta dell’uno e degli altri. Preso da compassione, l’Abate tenne consiglio con i suoi confratelli sull’argomento e questi, per volontà del Signore, concessero al beato Francesco e ai suoi Frati la chiesa di Santa Maria della Porziuncola, la più poverella che avevano” (Cass 56; Spec 53).
Lo Specchio di perfezione riferisce in aggiunta altri due episodi avvenuti nel tugurio di Rivotorto: “Nei primordi della Religione, quando i frati dimoravano a Rivotorto nei paraggi di Assisi, c’era tra loro un tale che poco pregava, non lavorava né voleva andare per elemosina e mangiava forte. Badando a queste cose, il beato Francesco conobbe per rivelazione dello Spirito che quello era un uomo carnale e allora gli disse: Va’ per la tua strada, frate mosca, poiché vuoi mangiare la fatica dei tuoi fratelli… Quello se ne andò per la sua strada” (Spec 24). Il secondo episodio riguarda l’ingresso nell’Ordine di Egidio, terzo compagno: “Nei primordi della Religione, quando rimaneva a Rivotorto con due frati, i soli che allora aveva, ecco un uomo di nome Egidio, che fu il terzo fratello, venire a lui per abbracciare la sua vita” (Spec 36). Un ultimo elemento importante collegato a Rivotorto è la stesura della Protoregola o primitiva “Forma di vita”, risalente agli anni 1209-1210. L’esistenza di un testo scritto, sottoposto all’approvazione di Innocenzo III, è attestato da una fonte molto autorevole, ovvero il Testamento scritto dal Santo alla fine della vita: “E dopo che il Signore mi diede dei fratelli, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del Santo Vangelo. E io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor Papa me la confermò”. Anche se il testo di tale Regola è andato perduto, la conferma dell’episodio ci viene anche da altre fonti biografiche (cf. 1Cel 32; LM III, 8; 3Comp 51).
Al momento della conversione Francesco non aveva intenzione di fondare un ordine, ma vi fu costretto quando alcuni uomini gli chiesero di poter stare con lui. Sono appunto gli anni in cui Francesco, seppure non in forma stabile e continuativa, si ritrovava con i compagni a Rivotorto, in quel “tugurio abbandonato vicino ad Assisi” dove secondo San Bonaventura essi trovano nuovamente ricovero di ritorno da Roma, dopo aver ottenuto dal Papa l’approvazione orale della Prima Regola (cf LM IV, 3).
Il povero “tugurio abbandonato” di Rivotorto, assieme agli altri santuari di Assisi, ha sempre rappresentato per i Francescani il luogo dove il carisma ha avuto la sua ispirazione e la sua prima incarnazione. Agli inizi del sec. XIII lo Spirito ha voluto suscitare un carisma che, con altri, recasse nella Chiesa una ventata di aria fresca, un ritorno al Vangelo, un ritorno alle origini del Cristianesimo. Un carisma nuovo suscitato dallo Spirito per “riformare” la Chiesa. “Va’ Francesco, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta una rovina!” è stata la voce che ha udito il Santo pronunciare dal Crocifisso a San Damiano. Lo stesso Papa Innocenzo III riconobbe la nuova forma di vita proposta da Francesco e dai suoi dopo averlo visto in sogno sorreggere la Basilica del Laterano che stava per crollare. Dopo otto secoli, testimoni di uno sviluppo ricchissimo e fecondo dell’Ordine Francescano in molteplici settori della vita ecclesiale, culturale e del mondo, i luoghi delle origini mentengono intatto tutto il loro fascino e il loro significato carismatico.
Per il celebre biografo danese di San Francesco, Giovanni Joergensen, Rivotorto era per il Santo un luogo privilegiato della primitiva ispirazione: “Francesco e la donna del suo cuore, la nobile Madonna Povertà, avevano vissuto nella solitudine tranquilla di Rivotorto, i primi e forse i più felici tempi della loro unione”. E il Tugurio rimane ancor oggi “luogo della memoria” nei confronti di momenti e valori fondanti l’esperienza francescana: la scoperta della fraternità, la “povertà con letizia”, la preghiera semplice e intensa, il servizio ai lebbrosi, la missione e l’itineranza impegnata di carità. Una memoria che diviene nostalgia, desiderio di far nuovamente spazio nell’oggi alla forza rinnovante dei valori delle origini: “Rivotorto è Betlemme, l’età eroica, e il suo ricordo desta nel cuore di ogni francescano un senso di nostalgia” (P. Stefano Piat).
Santuario e Parrocchia
di Rivotorto in Assisi
Per rendere il sito sempre più accessibile alle persone con disabilità o con esigenze particolari, conformandosi alle normative sull’accessibilità WCAG (Web Content Accessibility Guidelines), si rende disponibile un form di supporto. Clicca QUI