Un Convegno di approfondimento dell’identità francescana di Rivotorto

Spazio e tempo dove nascono la fraternità, il Vangelo come regola e la prossimità come stile

 

Si è svolto nel Santuario del Sacro Tugurio il 9 maggio 2026 il Convegno su: “Rivotorto nell’identità evangelica di Francesco e dei suoi frati”. Il Convegno riguardava l’identità evangelica – storica, culturale e spirituale – del Santuario del Sacro Tugurio e del suo territorio: uno dei luoghi più significativi e, al tempo stesso, meno conosciuti e valorizzati delle origini del francescanesimo.

Proprio qui, tra il 1208 e il 1210, si collocano i primi passi dell’esperienza francescana, segnata da tre elementi fondamentali: la fraternità come dono e impegno, il Vangelo come regola (propositum vitae) e la prossimità, specialmente verso gli ultimi (servizio ai lebbrosi); aspetto, questo, quasi subito oscurato e rimosso nella identità del luogo.

Il Convegno era pensato proprio con l’obiettivo di fare il punto su quanto si conosce del periodo iniziale, e a tale scopo sono stati invitati tre fra i maggiori studiosi del francescanesimo delle origini: P.Pietro Maranesi, frate minore cappuccino, studioso e docente di francescanesimo, interviene su “L’incontro decisivo con i lebbrosi”; S.E. Mons. Felice Acrocca, vescovo di Assisi, storico ed esperto delle fonti francescane, approfondisce “Il Vangelo come Regola di vita”; Grado Giovanni Merlo, medievista e francescanista, dedica la sua relazione a “Frate Francesco e i suoi ‘fratres’ a Rivotorto”. Moderatore, il filosofo assisano Paolo Capitanucci, Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi.

Finalità del Convegno era anche dare inizio a un processo di valorizzazione (recupero-conservazione-fruizione) della vicina Chiesa di Santa Maria Maddalena (sec. XII): luogo legato all’incontro di Francesco con i lebbrosi, evento decisivo della sua conversione. Interessante, anzi sorprendente, la risposta partecipativa del pubblico: segno di un vero desiderio di scoprire, di imparare, specie se si offrono, con serietà e competenza, contenuti di cui spesso si parla con superficialità, per sentito dire o (via social) all’insegna acritica dell’algoritmo.

È in programma la pubblicazione degli Atti del Convegno, che darà avvio a una nuova collana di studi: I Quaderni del ‘Tugurium’. Ecco, in sintesi,.

 

P.Pietro Maranesi prende in esame quale sia da considerarsi il luogo di inizio dell’esperienza evangelica di Francesco, cioè della sua conversione: San Damiano o Rivotorto? Nel confronto tra la narrazione di Bonaventura nella Legenda maior e quella che offre Francesco nel Testamento, evidenzia che per Bonaventura l’inizio dell’identità di Francesco sarebbe San Damiano, dove egli riceve la missione. San Damiano sarebbe dunque punto di arrivo della conversione e punto di partenza della missione. Invece Francesco nel Testamento, dettato in prossimità della morte, fa partire tutto dall’incontro e servizio dei lebbrosi: l’incontro che cambia il suo modo di pensare e di agire (“…e uscii dal mondo”: dalla mondanità, Test 1-3: FF110).

  • Dove avvenne questo incontro e dove cominciò il servizio ai lebbrosi? Non sappiamo con precisione il tempo e il luogo e la ragione, afferma il Relatore. Francesco dice “il Signore mi condusse”. Senz’altro il luogo è in questa zona di Rivotorto, accanto al fiumiciattolo, perché l’acqua era necessaria per il servizio nel lebbrosario.
  • Sapere che l’incontro che cambia la vita di Francesco è l’esperienza vissuta con i lebbrosi (insieme alla sua prima fraternità), tanto da riproporla come decisiva della sua novità di vita, ci provoca a ri-centrare l’identità del luogo sulla prossimità.
  • Se farsi prossimo al lebbroso, avvenuto in questo luogo, è l’evento fontale che sta all’origine della conversione di Francesco, non possiamo non presentare qui Francesco come il cristiano della prossimità – e, quindi, Rivotorto come il Santuario della prossimità.

 

 

Il vescovo Accrocca evidenzia come il Propositum vitae di Francesco non sia altro che seguire le orme di Gesù Cristo. In particolare il Vangelo come Regola di vita porta Francesco ad essere attento ad evitare ogni forma di potere e scegliere la piccolezza, la minorità.

  • Con la sua richiesta di vivere secondo la forma del santo Vangelo, Francesco risulta molto scomodo anche per il papa (il quale fatica a dare forma canonica ad un propositum vitae che chiedeva solo e semplicemente di vivere una vita evangelica alla lettera, perché questo trasgredisce i canoni giuridici). Alla luce del Vangelo, Francesco e i suoi scelgono di stare tra la gente, a differenza degli Ordini precedenti. Cristo era stato tra la gente, e quindi i frati stanno tra la gente; Cristo aveva annunciato, i frati predicano; Cristo si era fatto povero, Francesco si fa povero. Anche lo stare tra i lebbrosi, che aveva cambiato la vita di Francesco, quell’esperienza di misericordia, è sequela Christi: Cristo cura i malati, i frati sono accanto a loro e li curano. E questo vogliono essere i frati qui a Rivotorto: vivere la sequela Christi. Non si tratta di una scelta di campo ‘sociale’; per Francesco e i suoi frati, la scelta di essere poveri tra i poveri è l’unica possibile per dare verità e concretezza alla sequela Christi.
  • Ed è la fraternità, per Francesco, la contestazione più forte a una società profondamente ineguale. Il Vangelo ci dà anche oggi le chiavi per essere meno proni ai potenti e più sensibili ai ‘poveri cristi’, secondo quello stile della minorità che scompagina tante convenzioni sociali.

 

Giovanni Grado Merlo nel suo intervento storiografico ha affrontato la “questione Rivotorto”: scorrendo le diverse letture dell’esperienza di Francesco e dei primi compagni, ha affermato con buon fondamento, pienamente attendibile sulla base delle fonti storiche, che a Rivotorto nascono ‘frater Franciscus’ e la ‘fraternitas’ nello stile della ‘minoritas’. È quanto lo stesso Francesco ricorda nel Testamento.

  • Qui a Rivotorto si completa la sua metànoia, quando è raggiunto dai primi fratres, valutati nel Testamento come terzo dono della Grazia divina (dopo la conversatio inter leprosos e la fede nei sacerdoti). La coesistenza con gli imprevisti “fratelli” lo costringe a ripensare alla vita solitaria fino ad allora condotta e ad elaborare – al di là di ogni contemporanea esperienza istituzionalizzata – il proposito di vivere «secundum formam sancti Evangelii».
  • A Rivotorto, sottolinea Grado Merlo, comincia a esprimersi la minorità di un gruppo di «fratres», delineandone attraverso la vita evangelica i tratti costitutivi. Rivotorto, pertanto, si caratterizza come luogo di minorità: luogo di «individui di nessun conto e sottomessi a tutti».

 

 

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