S. Maria Maddalena

Estratto da:
Chiesa di S. Maria Maddalena - RIVOTORTO DI ASSISI (p. 5 – 10)
Casa Editrice Francescana Assisi 2007
P.Egidio Canil, OFM Conv

RIVOTORTO

Chiesa di S. Maria Maddalena e l’Ospedale dei lebbrosi dell’Arce

SAN FRANCESCO E I LEBBROSI

La chiesetta romanica di Santa Maria Maddalena (in origine probabilmente denominata San LAzzaro), a circa un chilometro di distanza dal Santuario del Sacro Tugurio di Rivotorto, lungo la strada che conduce a Santa Maria degli Angeli, viene dai più considerata, con la chiesa di San Rufino in Arce, un centinaio di metri più lontana, il luogo destinato, in Assisi al tempo di San Francesco, all’Ospedale principale dei lebbrosi.

E se qualche lebbroso dimora nella Città e nel contado, che da questi luoghi sia scacciato e dai castelli e dalle ville. E badino i sindaci delle ville e i castellani a denunziare i lebbrosi. Che nessun lebbroso osi entrare in Città o andare per essa, e se qualcuno sarà trovato, possa ognuno percuoterlo impunemente” (5). Quindi ogni cittadino che trovava un lebbroso fuori del recinto ospedaliero aveva il diritto di percuoterlo a sangue e anche di ucciderlo.

Una testimonianza dell’orrore che i cittadini provavano per i lebbrosi si ha nella stessa vita di San Francesco. Tommaso da Celano ci ricorda che il Santo, al tempo della sua vanità, quando dall’alto della città mirava nel piano quelle fosche case di morte, provava un grande ribrezzo: “La vista dei lebbrosi, infatti, come egli attesta, gli era prima così insopportabile che non appena scorgeva a due miglia di distanza i loro ricoveri, si turava il naso con le mani” (6). Chi assisteva i lebbrosi negli ospedali, aveva il diritto di andare armato; i lebbrosi potevano vendere i beni solo fra loro; entrando nell’ospedale i lebbrosi dovevano rinunciare a tutto.

Erano gli statuti della civiltà di allora che sanciva questi diritti e questi doveri.

Image
I LEBBROSI IN ASSISI AI TEMPI DI SAN FRANCESCO

Siamo a conoscenza delle norme inesorabili previste dagli Statuti Comunali per i lebbrosi in Assisi nel Medioevo (4). I colpiti da lebbra compaiono chiusi nelle loro cappe e tuniche di gattinello, stanati dai loro rifugi, inseguiti a gran corsa dai custodi del Podestà, trafelati col marcio che cola lungo il viso, dove la rabbia combatte la paura. La legge del Comune li incalza senza tregua: “Che debba il Podestà, un mese dopo il principio del suo incarico, fare scrupolosa ricerca dei lebbrosi nella Città e nel contado.

E se qualche lebbroso dimora nella Città e nel contado, che da questi luoghi sia scacciato e dai castelli e dalle ville. E badino i sindaci delle ville e i castellani a denunziare i lebbrosi. Che nessun lebbroso osi entrare in Città o andare per essa, e se qualcuno sarà trovato, possa ognuno percuoterlo impunemente” (5). Quindi ogni cittadino che trovava un lebbroso fuori del recinto ospedaliero aveva il diritto di percuoterlo a sangue e anche di ucciderlo.

Una testimonianza dell’orrore che i cittadini provavano per i lebbrosi si ha nella stessa vita di San Francesco. Tommaso da Celano ci ricorda che il Santo, al tempo della sua vanità, quando dall’alto della città mirava nel piano quelle fosche case di morte, provava un grande ribrezzo: “La vista dei lebbrosi, infatti, come egli attesta, gli era prima così insopportabile che non appena scorgeva a due miglia di distanza i loro ricoveri, si turava il naso con le mani” (6). Chi assisteva i lebbrosi negli ospedali, aveva il diritto di andare armato; i lebbrosi potevano vendere i beni solo fra loro; entrando nell’ospedale i lebbrosi dovevano rinunciare a tutto.

Erano gli statuti della civiltà di allora che sanciva questi diritti e questi doveri.

SAN FRANCESCO E I PRIMI COMPAGNI AL SERVIZIO DEI LEBBROSI

San Bonaventura ci tramanda che Francesco, prima della conversione “aborriva non solo la compagnia dei lebbrosi, ma perfino il vederli da lontano. Dopo, a causa di Cristo crocifisso, che, secondo le parole del profeta, ha assunto l’aspetto spregevole di un lebbroso, li serviva con umiltà e gentilezza, nell’intento di raggiungere il pieno disprezzo di sè stesso. Visitava spesso le case dei lebbrosi; elargiva loro generosamente l’elemosina e con grande compassione ed affetto baciava loro le mani e il volto” (7).

Tommaso da Celano inoltre scrive: “Poi, come vero amante della umiltà perfetta, il Santo si reca tra i lebbrosi e vive con essi, per servirli in ogni necessità per amor di Dio. Lava i loro corpi in decomposizione e ne cura le piaghe virulente(8).

Anche i primi discepoli di Francesco facevano con lui a gara in questo eroismo della carità. Da principio abitavano per lo più in lebbrosari o poco discosti da essi, e rendevano agli ammalati i servigi più abbietti con grande devozione (9).

Il Santo Fondatore desiderava che di tempo in tempo tutti i suoi frati si dedicassero a questo servizio e ivi mettessero il fondamento della santa umiltà. Perfino ai nobili e alle persone delicate che si presentavano per essere ammessi all’Ordine, Francesco faceva riflettere che avrebbero dovuto abitare nei lazzaretti e servire umilmente i lebbrosi (10).

Nella Regola ordinava, anzi, che in caso di evidente necessità, i frati potessero raccogliere elemosine per i lebbrosi (11).

LA CHIESA DI SANTA MARIA MADDALENA

L’antichità della sua origine possiamo dedurla dallo stile romanico dell’edificio, tipico dei secoli XI / XII. La chiesa inoltre era collegata, come abbiamo detto sopra, con la presenza dell’ospedale dei lebbrosi che sorgeva nelle sue vicinanze. Il lebbrosario in questione è da identificare con l’ospitale leprosorum de Arce. […]

La chiesa, inizialmente dedicata a San Lazzaro, nel secolo XIV fu reintitolata a Santa Maria Maddalena. Essa sorge a breve distanza dalla via dell’Arce, un’arteria di origini romane, che scendeva da Assisi e attraversava la valle sottostante.

In epoca successiva è stata fatta passare nelle sue vicinanze anche la strada nuova che collega Rivotorto a Santa Maria degli Angeli. Il percorso di quest’ultima è stato successivamente modificato e avvicinato ulteriormente alla chiesa in seguito alla costruzione della ferrovia (anno 1868) e recentemente della superstrada E75 (anni 1960). La chiesa ora risulta gravemente penalizzata da queste arterie che transitano a ridosso, ne deturpano la facciata e rendono difficile l’accesso ai pellegrini.

Un duplice arco compone l’ingresso principale, posto nella facciata, arricchita nella sommità da un grazioso campaniletto, realizzato tardivamente. L’ingresso della facciata, però, non è praticabile per la presenza della strada. L’accesso avviene attraverso una porta laterale costruita dul lato destro della chiesa.

L’edificio, interamente costruito con pietre a vista, è impreziosito da un’abside che conserva ancora l’originale copertura a conci disposti a gradinata: uno dei rari esempi ancora visibili sul territorio.

L’interno è molto semplice e spoglio: nell’abside c’è traccia di un affresco seicentesco, assai sbiadito dal tempo, che rappresenta un Crocifisso con Santi ai lati. Sopra l’arco dell’abside vi è collocato un dipinto su tela raffigurante l’Annunciazione.

Per secoli è stata di proprietà ed era affidata alla cura pastorale della Parrocchia di Santa Maria Maggiore di Assisi. Dal 1941 è passata sotto la giurisdizione della Parrocchia di Rivotorto. Dal 1987, anche la proprietà è stata assegnata alla Parrocchia.

La chiesa e i dipinti naturalmente avrebbero bisogno di urgenti lavori di consolidamento e restauro. […] Attualmente la chiesa è adibita al culto e molti gruppi di pellegrini la visitano e spesso chiedono di celebrare l’Eucaristia o fermarsi per la preghiera (12).

RIFERIMENTI

(1) Cf. Vita Prima di Tommaso da Celano, 1Cel 17: Fonti Francescane [FF] 348; Legenda Maior di San Bonaventura II,5; Legenda Minor di San Bonaventura I,8: FF 1337.

(2) Testamento 1 – 3: FF 110.

(3) Cf. Legenda Maior II,6: FF1045.

(4) Per questo argomento cf. Helene Nolthenius, Un uomo dalla valle di Spoleto, Padova, Edizioni Messaggero Padova 1991; Bortolo Brogliato, Assisi, incontro vivo con Frate Francesco e sorella Chiara, Vicenza, LIEF, 1976; Ilarino Felder, L’ideale di San Francesco di Assisi, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1944; Arnaldo Fortini, Assisi nel Medioevo, Roma, Edizioni Roma 1940; IDEM, Nova vita di San Francesco, Assisi, Edizioni Assisi, 1959.

(5) Statuto II, 89, “De expellendis leprosis”; StatAss 1, 56 ss e 165-173.

(6) Vita prima di Tommaso da Celano VII, 17: FF 348.

(7) Legenda Maior di San Bonaventura I, 5-6: FF 1035-6.

(8) Vita prima di Tommaso da Celano VII, 17: FF 348.

(9) Vita prima di Tommaso da Celano XV, 39: FF 389.

(10) Cf. Speculum perfectionis 44: FF1730

(11) Regola non bollata VIII, 10: FF 28

(12) Per ulteriori notizie e altra documentazione sulla chiesa di Santa Maria Maddalena e San Trufino in Arce si può consultare il volume San Francesco e Rivotorto. I primi passi della fraternità francescana, il santuario, il territorio, a cura di Egidio Canil, Casa Ed. Francescana, Assisi 2004.

Santuario e Parrocchia
di Rivotorto in Assisi

Servizi per la comunicazione

© 2026 Parrocchia S. Francesco d'Assisi in Rivotorto - C.F. 80016610540
Privacy Policy | Cookie Policy

Il sito web è attualmente in allestimento. Saremo presto operativi. Grazie